4/28/21

La TOTO PROZESSION - leggenda Walser

 Tôtô- Prozession (processione dei morti)

© foto Genepio

La Tôtô- Prozession (processione dei morti) ha sempre spaventato chi l’ascoltava nelle lunghe veglie invernali davanti al fuoco nello stadel (baita).

Nelle leggende alpine, fatte spesso di misteriosa empatia per luoghi spesso inospitali e di buonsenso, i folletti non mettono necessariamente paura, anzi sono talvolta anche allegri e burloni, non tutte le manifestazioni naturali sono ombrose e misteriose, volte al pericolo quindi ma anche espressione di vita dolce ed intesa.

Il folletto, personaggio principale delle saghe germaniche e gli spiriti dei morti (forse retaggio del mondo scandinavo) sono i riferimenti obbligati della letteratura locale alpina. In verità, spesso le leggende che hanno per protagonisti gli spiriti dei morti sono più di quelle dei folletti, ma se questi ultimi intervengono le cose volgono al peggio!

Nella tradizione walser, ma assai diffuso in tutto l'arco alpino, vi è il rimando all'antichissima credenza che nelle notti del 'sacro periodo', (cioè i dodici giorni successivi al solstizio d'inverno - “Die Zwïlften”) e corrispondenti ai giorni intercalari del calendario celtico, i morti fossero liberi di vagabondare nel mondo dei vivi. 

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4/21/21

EDOUARD BERARD e la flora valdostana

 IL CANONICO BERARD E LO SFORTUNATO ERBARIO

© foto Genepio

A Châtillon il 26 giugno 1825 nasce Edouard Bérard, da una famiglia originaria di Cogne.
Edouard Bérard diviene docente di botanica nel Ginnasio di Aosta, retto dai Gesuiti, all’età di diciannove anni ma non per molto. Abbandonò infatti l'insegnamento per dedicarsi agli studi teologici e nel 1848 fu ordinato prete.
Uomo estremamente versatile riprese in seguito ad insegnare diverse discipline: eloquenza e Santa Scrittura al Grande Seminario di Aosta, fisica e geometria al Piccolo Seminario, greco, latino, filosofia e storia naturale al Liceo, fisica e matematica di nuovo al Grande Seminario, fino a divenire nel 1861 canonico della Cattedrale di Aosta. 
La storia e l'archeologia della Valle d'Aosta quanto le scienze naturali, soprattutto la botanica, attirano il suo vivace interesse.
Con un altro canonico, Georges Carrel, di 25 anni più anziano, fu il principale sostenitore della nascita, nel 1858, della società di Storia naturale ad Aosta che prenderà poi il nome di Société de la Flore Valdôtaine.
L'erbario del canonico Bérard andò sfortunatamente perduto, purtroppo essendo il più ricco e meglio ordinato della sua epoca in Valle d'Aosta. 

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4/18/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Parole (Seguito)

 

 parole (seguito)


Duiro - ©Genepio

(...) Un mendicante raggiunse il villaggio chiedendo un riparo per la notte ed un pezzo di pane. L’uomo bussò di porta in porta ma non ricevette alcun aiuto, solo risa e disprezzo.Impietrito da tanta aridità d’animo bussò ad una minuscola capanna fuori dal villaggio, tanto piccola da far pensare che nessuno ci potesse entrare. Invece uscì un umile gnomo silvano che accolse il mendicante dicendogli: “Non sono ricco, ma venite a riposare sotto il mio tetto. Sarei felice di dividere con voi qualche fetta di buon pane, ma le mie noci erano finite ed è rimasto solo del pane di segale da ammorbidire nel latte…” Così dicendo si affrettò a portare fuori dall’uscio ciotole di latte e pezzi di pane nero che dispose su altrettante fette di tronco per permettere all’uomo di mangiar comodo e non ripiegato su se stesso a causa delle ridotte dimensioni della sua capanna.
Il mendicante ringraziò lo gnomo per il suo buon cuore e vedendo in lui tanta comprensione per le sue fatiche gli disse: “Buon piccolo essere che tu possa trovare sempre pane in abbondanza ed il granaio pieno e che tu possa sempre mangiare in allegria. Domani però, a quest’ora  e prima che sia giorno pieno, non entrare nel villaggio, rimani qui come in un luogo sicuro”. Dopodiché il viandante, rinvigorito dall’umile cibo, riprese il suo viaggio e scomparve nuovamente verso le montagne da dove era venuto. Lo gnomo levò lo sguardo verso la montagna poi provò ad ascoltarla, infine decise di seguire le indicazioni del viandante e per tutta la notte, una tiepida e brillante notte estiva, rimase nella sua capanna o poco distante da lì, non varcando mai quell’invisibile confine tra la sua umile generosità e la boriosa avidità del villaggio di quella gente alta.
Poco prima della comparsa del nuovo giorno, verso le sei  del mattino, improvvisamente la Becca France crollò e andò  a coprire di massi e silenzio il villaggio e la sua avidità, per sempre.

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4/15/21

LA CAMOSCIATA DELLE ALPI - Elogio di capre e caprai

La vacca dei poveri

© Genepio

La capra accompagna l’uomo fin dall’antichità, fedele compagna di viaggio nei luoghi più impervi, simbolo dei lati forse più oscuri della personalità umana, esempio invidiabile di adattabilità.
Grazie alla sua capacità di sfruttare i pascoli più impervi, veniva considerata la «vacca dei poveri» nelle regioni montane, dove i pendii o i terrazzamenti lamentavano a proprio agio: ancora oggi è un animale che fa parte integrante della montagna,  permette la sopravvivenza di aziende medio-piccole nelle aree marginali, grazie alla produzione di latte e formaggi.
Che la capra sia perfetta per piccoli allevamenti è  legato sia alla natura dei suoi prodotti che alla sua etologia. Il latte di capra è il più digeribile tra quelli dei ruminanti domestici ed è sempre stato utilizzato per lo svezzamento dei neonati. La capra allatta cuccioli di ogni altra specie di mammiferi senza problemi. 

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4/11/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Parole


 parole


All the words that I gather,
And all the words that I write,
Must spread out their wings untiring,
And never rest in their flight…
(W. B. Yeats. 1892)

Tutte le parole che raccolgo,
Tutte le parole che scrivo,
Devono aprire instancabili le ali
E non fermarsi mai nel loro volo…
(W. B. Yeats. 1892)

Duiro

Si diceva “in un tempo lontano” più per la facilità a dimenticare le cose che per l’effettiva quantità di tempo trascorso e in quel tempo lontano si racchiudeva l’esistenza di un rapporto di armoniosa collaborazione tra tutti gli esseri, che la natura pareva apprezzare e ricambiare. Sulle montagne cascate di acqua fresca, trasparente e pura giocavano a formare laghi, fiumi e ruscelli che dalle alte cime innevate correvano fino a valle in una costante danza, tra verdeggianti boschi e si distendevano fino ad abbracciare le rocce; grotte di pietra, sculture naturali dove l’acqua si andava a nascondere, creavano poi dei piccoli laghi artificiali.  

Gli gnomi più anziani non avevano mai smesso di tramandare la memoria ai più giovani e con essa le storie che fluivano come l’acqua, scendevano dalle alture della terra e degli animi per distendersi in rivoli e ruscelli di parole fino ad abbracciare, in una costante danza di racconti, le pagine dei libri. 

Lì costruivano sculture immaginifiche dove l’animo si andava a nascondere, creavano piccoli mondi fantasiosi.

Ma il mondo aveva la tendenza ad andare a pezzi e ogni pezzo faceva la sua strada, come una roccia che frana improvvisa dalla montagna e si ferma solo quando ha finito di correre e rotolare, incurante di dove finirà come di ciò che travolgerà. 

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4/8/21

OLIO DI NOCI - Che cos’è lo troillet?

 lo troillet


L'olio di noci un tempo veniva utilizzato da molte famiglie valdostane per condire insalate e minestre. Dai gherigli spremuti a freddo si otteneva "lo troillet", un residuo della torchiatura, che veniva utilizzato in cucina per preparare salse o dolci. 

Il Troillet  nasce come prodotto di scarto in forma di  mangime per le galline e rinasce come prelibatezza.

Il culto dell’albero della noce è di origine celtica, per cui è assai probabile che l’estrazione dell’olio dalle noci in Valle d’Aosta fosse pratica antichissima anche se documentata solo dal 1683. 
La Valle d’Aosta è l’unica regione di Italia dove non si produce olio d’oliva, come è facilmente intuibile per via delle condizioni climatiche. Eppure ciò non ha precluso ai valdostani di inventarsi, con quello che avevano a disposizione, il loro olio, partendo dalle noci.
Avete mai assaggiato l'olio di noci?

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4/6/21

FONTE DI CITRIN - Saint-Rhemy-en-Bosses.

 L'acqua di Citrin

C’è, accocolata tra i monti,  un fonte straordinaria. L’acqua scende da 1818 metri di quota dal Vallone del Citrin e sgorga nel Comune di Saint-Rhemy-en-Bosses ai piedi del Gran San Bernardo ma, per i meno avvezzi alle ricerche boschive, nessun problema, c’è anche una fontana nella piazza di Saint-Rhémy en Bosses, propio vicino al Municipio. 

Saint-Rhémy-en-Bosses by night - @Genepio

Inutile aggiungere che gli gnomi conoscono da sempre questa fonte e la sua acqua leggermente effervescente: l’acqua della fonte Citrin, piuttosto famosa in Valle d’Aosta.

Ha un sapore dolciastro, ricca di magnesio, ferruginosa ed effervescente naturale, possiede quelle tipiche proprietà curative delle acque ricche di minerali ed è particolarmente indicata per chi soffre di carenze di magnesio. Anticamente denominata Citron o Citrun, la sua acqua minerale ha proprietà dunque terapeutico-medicamentose e fu scoperta, secondo la tradizione, nel 1875 da due pastori mentre accompagnavano le bestie al pascolo, fu fatta analizzare  dalla Regia Stazione Sperimentale di Torino; le analisi evidenziarono  la presenza di elevati tenori in ferro e da abbondante fase gassosa disciolta (CO2). 

L'origine del toponimo sembra  sia da attribuire al nome etnico dei Celtoliguri, i Ceutrones, oppure alla romana Gens Citronia; anche se una terza interpretazione non è da escludere: la derivazione dal termine francese Citrin, che vorrebbe indicare le tracce di colore giallo limone lasciate dall’acqua.


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4/4/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - All'ombra del passo


 ALL'OMBRA DEL PASSO


La passion est encore ce qui aide le mieux à vivre. 
(Emile Zola)




Hotsi


Si narra che nei pressi di un minuscolo laghetto alpino, posto all’ombra di un passo, da dove usciva un modesto ruscello cristallino, vivessero degli gnomi estremamente laboriosi e spinti ad innumerevoli attività da un‘accesa curiosità.
La loro altezza, comunemente a quella degli altri gnomi di montagna,  come era facile immaginare, non superava i trenta centimetri,  ma la loro forza vigorosissima uguagliava la loro agilità quanto l’abilità nel ricreare ciò che osservavano. Avevano caratteri sognanti simili alle genzianelle di primavera e nelle azioni concretezza simile ai tronchi delle querce, se minacciati o disturbati da qualche turbolenta intrusione riparavano dentro alcuni antri sul fianco della montagna.
A causa del freddo intenso e duraturo di quel luogo, avevano ingegnosamente ideato la tessitura del pelo di volpe, di tasso e di martora, spesso bevevano latte di camoscio per fortificarsi a vincere le vertigini su dirupi e precipizi. 
D'estate poi facevano piccole formaggelle, coglievano uova di pernici, mirtilli rossi e neri, tuberi, radici, pigne di cembro e nocciole, essiccavano erbe e funghi.
Tutte queste provviste le mettevano in serbo nelle caverne asciutte tra le pietraie, sistemate su ordinati scaffali di legno. 
Avevano anche inventato un linguaggio sibillino, un bizzarro dialetto pieno di oscuri monosillabi accompagnati da segni indecifrabili, giusto per il gusto di mettersi a fare una lingua nuova.
Si diceva poi, ma forse la leggenda qui aveva rubato alla verità le parole le aveva usate a suo piacere, che i alcuni macigni disseminati a corona intorno al laghetto a far da sbarramento fosse stata opera loro, suggerita dal gigante Gargantua. 
Erano dunque provetti sarti, casari, raccoglitori, falegnami, tessitori, ingeneri, costruttori e più sapevano far cose più ne inventavano.
Ci fu un giorno che il vento ululava, la legna sul fuoco crepitava, la porta di una capanna sbatteva senza motivo convinta di dar retta alle corbellerie del vento, un camoscio pareva imbizzarrirsi all'ombra improvvisa di una nuvola sul prato e si sentì esclamare: 


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3/31/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Il Pellaio Matto

  é sempre l'ora del tè

©foto Genepio



E se invece di un cappellaio si incontrasse un Pellaio Matto?

Nulla di strano, sarebbe sempre l’ora del tè ma questa volta con l’odore del cuoio.

A 670 metri di altitudine,  a poco più di 10Km da Aosta, sormontato dai ruderi del castello di Châtel-Argent, risalente all'XI secolo, sorge il paese di Villeneuve, borgo appartenne ai signori di Châtel-Argent in epoca medioevale. 

Villeneuve  ha rivestito in passato una grande importanza strategico-militare, tanto che, una volta conquistata, i Savoia non la cedettero mai. E inoltre il paese di nascita dell'abate Auguste Petigat, uomo illustre, che ebbe il merito di diffondere la cultura e la letteratura valdostana all'estero.

E poi c’è il Pellaio Matto, dove la pelle ed il cuoio sono cura contro il logorio della vita moderna. Regno e bottega di splendide creazioni fatte rigorosamente a mano con cura, maestria e amore per la lavorazione artigianale.

Tra questi anche il magico e brillante libro realizzato interamente a mano per contenere il racconto di Genepio “Sole in Ariete” in occasione dell’evento Ostara di Oh my VdA.


©foto Pellaio Matto

©foto Pellaio Matto



– Che buffo orologio! disse Alice. – Ti dice il giorno del mese ma non l’ora del giorno!

– Perché dovrebbe? borbottò “il Pellaio”. – Il tuo orologio ti dice che anno è?

– Certo che no, replicò Alice: – ma questo perché resta lo stesso anno per un sacco di tempo.

– Che è proprio il mio caso, disse “il Pellaio”.

(L.Carroll)

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3/28/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Di corvi e di cince


 DI CORVI E DI CINCE

Il corvo canta dolce al nostro orecchio
come l’allodola, se l’uno e l’altra
ci giungan fuor del natural contesto;
e l’usignolo, io penso,
se si mettesse a gorgheggiar di giorno,
quando ogni oca starnazza,
sarebbe ritenuto non migliore
musical canterino dello scricciolo
(William Shakespeare)


Lanius

Sulle montagne e nelle valli era quel momento sospeso, di fiato trattenuto come poco prima di una parola  importante, appena prima di un cambiamento. Non vi è attimo di più grande immobilità sospesa come prima prima di una rivoluzione.

Così, in una strana atmosfera surreale di apparente stasi, le montagne stavano con fiato sospeso sopra le valli, per un attimo la neve ghiacciata del mattino invitava ancora ad mettere ai piedi sci e ciaspole per percorrere gli ultimi tratti di cammino, ma l’aria parlava già una lingua diversa, parole tiepide che la neve non conosceva. 

Due marmotte, intrepide, lanciarono i loro primi timidi fischi per sincerarsi che l’inverno non facesse dietrofront e tornasse a sferrare altri attacchi, si aprivano con slancio ed ottimismo un stretta via  in mezzo al bianco contorno, decise, supportandoli a vicenda, ad esplorare il mondo che a loro pareva ritornare dopo un lungo letargo come il loro. Ingenuità di marmotte. Pensavano che anche gli gnomi andassero in letargo, che il mondo intero dormisse con loro e benché ciò non fosse per nulla veritiero si poteva affermare, senza timore di mentire, che alcuni gnomi estivi dormissero parecchio sotto stati di coperte nelle loro case durante i giorni invernali non gradendo per nulla la pungente insolenza del gelo, stavano al chiuso mettendo raramente il naso fuori ma mettendo in continuazione la legna sul fuoco.

Nelle zone maggiormente amate dal sole, poste sulle schiene delle montagne, la neve in parte sciolta, lasciava migliaia di crochi viola e bianchi sbocciare, padroni del nuovo mondo, con silenziosa esuberanza fra l’erba che, ancora provata e succube del comando del gelo invernale, stentava a riprendere il suo verde natio.

I torrenti invece parevano giovani capretti, mentre riprendevano vigore aprendosi senza indugi la via fra sulla spessa coltre dal bianco marmoreo, modellandola con curve sinuose ed incavi di chiaro scuro, rendendola simile ad una scultura arcaica. 

Il cielo, mutevole d’umore ma divertito da quei movimenti che l’aria mite suggeriva e sussurrava a tutto ciò che esisteva, giocava con la luce a far riflessi cangianti sulla neve, a far luccicare i rivoli d’acqua ed i sussulti dei ruscelli cosicché lo gocce parevano per un istante uno strascico di diamanti in movimento sul manto giallo intenso delle infiorescenze dei salici inchinati lungo i torrenti


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3/25/21

Dantedì - omaggio a Dante al Forte di Bard


Omaggio a Dante 1321-2021
FORTE DI BARD

  • In concomitanza con il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri in programma giovedì 25 marzo, il Forte di Bard omaggerà la figura del Sommo Poeta presentando online il progetto espositivo Omaggio a Dante 1321-2021 allestito all’interno della Cappella della fortezza dedicato alla sua opera più celebre, la Divina Commedia; un’anteprima, in attesa di poterlo rendere presto fruibile ai visitatori. L’iniziativa è stata inserita dal Ministero della Cultura nel calendario nazionale di eventi del Dantedì.
Nel video di presentazione online l’attore Andrea Damarco legge alcune terzine del celebre poema preceduto dagli interventi della Direttrice del Forte di Bard, Maria Cristina Ronc e di Sabina Magrini, Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze.

«Celebrare Dante Alighieri in questa importante ricorrenza significa riscoprire i versi della sua celeberrima opera, tra le più alte espressioni della letteratura mondiale di tutti i tempi – commenta la Presidente del Forte di Bard, Ornella Badery -. Come Forte di Bard abbiamo voluto aderire al ricco calendario di eventi promosso a livello nazionale con un progetto culturale che partendo dal Dantedì, si svilupperà nel corso dell’estate con conferenze ed iniziative che coinvolgeranno anche il Borgo medievale, per arrivare all’autunno con una mostra molto particolare, rivolta anche ai giovani e alle scuole, dedicata all’interpretazione della Divina Commedia nell’illustrazione e nel fumetto contemporaneo internazionale».

© foto Forte di Bard

Forte di Bard
11020 Bard
Valle d’Aosta
T. +39 0125 833811

IDROMELE - Brevi cenni su una bevanda antica

  IDROMELE, qual'é l'origine?

Per capire questa bevanda si deve partire dall’origine del suo nome. Il termine idromele deriva dal greco ὕδωρ (hýdor) ossia “acqua” e μέλι (méli) che significa “miele”, ed è il prodotto dalla fermentazione dello stesso miele.

Se sia o meno la bevanda più antica o seconda solo a birra e vino, l’idromele è ancora oggi un fermentato molto apprezzato. La sua longevità la si deve alla differenza proprio con birra e vino. L’idromele è piuttosto facile da realizzare, infatti, non prevede alcuna coltivazione ma semplicemente la raccolta del miele che, unito all’acqua, viene lasciato fermentare.

Partiamo dal miele. Il miele è un prodotto naturale ricavato dal processo di raccolta delle api e che tutti conoscono. Avendo innumerevoli proprietà curative, il miele è sempre stato considerato un alimento pregiato, soprattutto quando le sostanze naturali erano l’unico rimedio per curare o attenuare i sintomi di alcune malattie. 
A contatto con acqua e lieviti presenti in natura, il miele inizia un processo di fermentazione producendo piccole quantità di alcool; l’inebriamento indotto dal miele fermentato potrebbe aver spinto i  cacciatori-raccoglitori delle origini ad elaborare la prima, rudimentale ricetta dell’idromele.

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GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Idromele Trilogie

IDROMELE di TRILOGIE 


©foto Genepio



In valle d’Aosta non manca la produzione artigianale di un ottimo Idromele.
L’idromele Trilogie, con miele millefiori di alta quota, è prodotto nel comune di Valgrisenche a 1200 m . 
Queste altitudini e l’incredibile biodiversità del territorio alpino danno un miele con una grande acidità e una freschezza incomparabile. Un idromele dalle note delicate, che al gusto non risulta mai stucchevole.


Trilogie nasce dall'unione di tre cuori, dalla volontà di tre ragazzi valdostani di suggellare un'amicizia vera. Nel 2017 la scoperta dell'idromele, come elemento di condivisione e di festa: la passione che ne scaturisce è immediata.
©foto Trilogie

Territorio e sperimentazione sono le direttrici lungo cui si muove il progetto Trilogie e grandi sono le novità in arrivo.
Assaggiatelo!

3/23/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Sole in Ariete


questo racconto è stato scritto per

OSTARA  - Oh my VdA  ad Aosta


Sole in ariete




Il est des jours - avez-vous remarqué ? -
Où l'on se sent plus léger qu'un oiseau, 
Plus jeune qu'un enfant, et, vrai ! plus gai 
Que la même gaieté d'un damoiseau.
(Paul Verlaine)




Sulle cime che coronavano la vallata le creature trovavano ancora i ricordi delle infinite nevicate che avevano coperto, su ordine dell’inverno, tane, dimore, casupole, nascondigli e minuscoli villaggio agli occhi delle altre stagioni.
I fianchi delle montagne, i boschi di larici e di faggi, i tetti acciaccati di muschi schiacciati portavano ancora, ai primi coraggiosi e tremuli soli di marzo, la traccia delle fragorose e spaventevoli valanghe cadute quando l’inverno se le era portate dietro ed esse si erano mosse come cavalieri dalle possenti armature. 
Non a tutti invece era dato di conoscere i segreti celati dai primi fiori della neve, forse perché in pochi avevano intuito i misteriosi amori dei giganti alpini; questi alteri sovrani di roccia, mentre dominavano con fronti fiere la valle, non si compiacevano a sufficienza dei fervidi baci delle saette, restavano indifferenti alle eteree carezze delle nubi che li sfioravano appena in fatui abbracci e spesso si rammaricavano, difronte ad un imperturbato cielo sereno, di non trovare amori consoni alla loro grandiosità e corone di adeguata bellezza. 
Fu così che le nubi, perennemente invaghite dei titanici sovrani, attesero che il giorno fosse lungo quanto la notte e la notte quanto il giorno e si radunarono intorno alle vette per poi lasciarsi cadere in forma di strani e delicati fiori che cominciarono a ricoprire le creste frastagliate, le rupi, i burroni, i fianchi delle conche, gli anfratti isolati. Prese da inebrianti quanto delicate e pure sfumature di sensi e colore strinsero in un abbraccio pulsante le fronti imponenti dei giganti maestosi dove posero la più bella tra le corone imperiali, serto della gloria della vita e della rinascita.
La primavera, alba radiosa della vita, accorse ad inginocchiarsi difronte a tanto splendore, aprì i pugni chiusi, i palmi aperti in gesto di lode, sciolse i capelli su prati e muschi, li intrecciò con i rami degli alberi e il silenzio si ruppe. 
Uno gnomo, come ogni anno, era solito sentire la voce potente e persistente che echeggiava, rimbalzata da qualche ostacolo vicino, venire senza tregua a dirgli: tu sei qui, fra le mie balze, nella pace dei miei silenzi, qui sotto un arco di cielo, all'ombra delle cime, ospite delle aspre rocce, dalle quali scende la fertilità verso la pianura.
“A questa terra, aggiungiamo ora tutti i suoni diversi delle acque, dei frutti e degli animali, aggiungiamo il poema del vento quasi continuo e la pioggia insicura e vedrete quale immenso concerto sorgerà dall'aria delle montagne!” - disse Findias sistemando delle ceste appena fuori dalla sua porta, protetta da un grande larice - “Però al concerto manca uno strumento e sono le nostre opere…bisogna dar mano ai cuori e allo spirito! La vita urge, non aspetta!” Concluse rimboccandosi le maniche.

continua 

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3/21/21

EQUINOZIO DI PRIMAVERA - Chi vuol esser gnomo sia...

in attesa di "SOLE IN ARIETE"
Findias

Questa domenica non trovate sul blog di Genepio il consueto racconto settimanale, per festeggiare la primavera e l’evento “Ostara” (19-22 marzo) ad Aosta in Viale Conte Crotti, organizzato da "Oh my VdA", infatti verrà pubblicato sul blog un racconto speciale dedicato all’equinozio di primavera ed al gioco abbinato all’evento aostano il 23 marzo. 

Lanius

Protagonisti gli gnomi Findias ed il suo fedele aiutante Seis, Lanius che si occupa delle uova orfane, Ropunzolo ed il raffreddato Toshley.
Qui sul blog i protagonisti si presentano in attesa del racconto ma se riuscite, se potete, se siete nei paraggi passate a conosecrli dal vivo in viale Conte Crotti ad Aosta.

Molti gnomi sono anche ospiti online di dal 19 marzo al 4 Aprile della mostra personale dedicata a loro da "Oh My VdA"

continua 

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3/18/21

OSTARA - FIERA EVENTO di Oh My VdA

 La festa di Ostara e L'Equinozio di primavera

©foto Genepio
La festa di Ostara o Oestara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita. Questa festa, attestata, nel VIII secolo, perfino dal monaco benedettino Bède il Venerabile, nel Cap. XV (De mensibus Anglorum o i mesi degli Inglesi) del suo “De temporum ratione” , sembra essere di origine celtica e prendere direttamente il suo nome, dalla Dea Éostre o Eostar o Eastre: l’allora Patrona della fertilità delle popolazioni anglo-sassoni. 
Sappiamo che fra il Piemonte occidentale e la Valle d’Aosta si stabilirono i Salassi, antico e fiero popolo alpino di origine celtica. 
La popolazione celtica dei Salassi abitava la valle già prima del 500 a.C. e, secondo la testimonianza dello storico greco Strabone, si dedicava allo sfruttamento delle miniere d’oro, e commerciava oltralpe attraverso il valico del GranSan Bernardo. Quando i Romani ebbero nelle loro mani il Piemonte, guardarono alla valle abitata daiSalassi come a un territorio di grande interesse sia per la presenza dell’oro, ma  soprattutto perché costituiva un’importante via di collegamento con la Gallia centrale. La penetrazione romana in Valle d’Aosta non fu facile: la resistenza celtica fu accanita e il console Appio Claudio Pulcro subì una dura sconftta nel 143 a.C.

"Non è la pecora nera ad essere diversa, ma quelle bianche ad essere tutte uguali" 


Ostara, la festa della Primavera 
organizzata da Oh My VdA -  
Viale commerciale Conte crotti - Aosta
dal 19 al 22 marzo 2021

Scoprite, nelle vetrine dei negozi di Viale Conte Crotti gli Gnomi  di Genepio e altri abitanti dei boschi creati dalla maestria e dalla passione degli artigiani ed artisti locali. Un' Esposizione per festeggiare la Primavera e la rinascita della natura sperando che sia un buon auspicio per una rinascita per noi tutti.
                                               SCOPRI DI PIU'
©foto Oh My VdA

La TOTO PROZESSION - leggenda Walser

 Tôtô- Prozession (processione dei morti) © foto Genepio La Tôtô- Prozession (processione dei morti) ha sempre spaventato chi l’ascoltava n...