CONSIGLI DI LETTURA - Cieli di pietra. La vera storia di Amé Gorret

CIELI DI PIETRA, La vera storia di Amé Gorret

di
Enrico camanni


Vivalda, Torino, 1997

Furono molti gli abati che nell’ottocento diffusero la cultura in Valle d’Aosta, non sempre amati, forse controversi, tra tutti colui che ebbe di più l’onore delle cronache e quindi osannato quanto odiato, frainteso quanto spiegato, a volte scomodo, a volte necessario fu indubbiamente Amé Gorret, figura storica, umana spesso a rischio di leggenda.

Serviva un libro come “Cieli di pietra” di enrico Camanni per descrivere quell’abate montanaro, povero tra i poveri, testimone di grande peso dell’epopea della vita alpina. Fu uomo e pensatore unico, fuori dal coro come spesso dal mondo preordinato, scalatore innato di montagne superbe che osservavano la sua solitudine  ed il suo errante giogo di alcol e passioni. Sulle sue orme oggi le trasformazioni inflitte dal consumismo e dal turismo di massa. Straordinario lo spunto di riflessione posto dall’autore sui limiti di quel “vuoto figlio del troppo pieno” di cui Amé Gorret fu invano profeta.


Enrico Camanni Scrittore, giornalista, alpinista


LA FIGURA DELL'ABBE' GORRET (in breve)
Riassumere la vita dell'abate Amé Gorret è difficile se non impossibile senza privilegiare alcuni tratti della sua personalità per  tralasciarne altri. Certamente fu uno dei massimi esponenti di quel fenomeno tipicamente valdostano di connubio tra clero ed alpinismo.
Nato a Valtournenche nel 1836, passò l'infanzia nella conca di Cheneil, all’epoca una zona altamente produttiva dal punto di vista agricolo e pastorale, mentre il turismo non esisteva ancora. Come molti giovani del suo paese abbracciò la carriera ecclesiastica, senza però mai abbandonare quell’istinto che lo spingeva ad affrontare salite fino ad allora considerate impossibili: la prima della Testa del Leone (1857) con Jean-Antoine Carrel,  nel 1865 animò della conquista del versante italiano del Cervino, in risposta alla prima dell'inglese Whymper di due giorni precedente sul lato svizzero.
Ma l’abbé Gorret fu anche di scrittore, mai noioso, spesso spiritoso e mordace. Una penna raffinata tra i suoi contemporanei troppo spesso solo retorici. Per apprezzarne a pieno il talento occorre naturalmente conoscere il francese, lingua nella quale si esprimeva come tutti i valdostani del suo tempo. 
l'Ours de la Montagne (L'Orso della Montagna) è non solo il famoso pseudonimo con il quale l'abbé Gorret firmava i suoi scritti, ma è anche il simbolo di quel lato della sua personalità che più di ogni altro ha contribuito a tramandarne la fama. 
Le Grand Gorret (così chiamato a causa della sua taglia) fu spirito indomito ed anticonformista in un periodo storico che mal tollerava simili atteggiamenti, con le sue clamorose bevute di vino o di come "portasse" sempre l'abito talare, sì, ma nello zaino,  i suoi comportamenti estrosi provocavano scandalo e la sua condizione di sacerdote non faceva che amplificarne la portata. 
Non stupisce che un uomo così brillante, ai suoi tempi abbia provocato non pochi grattacapi  ai suoi superiori, sia in Valle d'Aosta come in Francia, dove fu parroco di montagna. 
L'amicizia della regina Margherita infatti, nonché quella di tutti i più bei nomi dell'alpinismo valligiano non gli evitarono il "confino" nella rettoria di Saint-Jacques, ultimo agglomerato di povere case in cima alla Val d'Ayas, ai piedi del Monte Rosa. 
Vi rimase 21 anni, sempre più indomito nello spirito ma sempre più stanco nel fisico, servo dei suoi doveri di pastore ed educatore delle persone che gli erano state affidate, con le quali viveva in povertà che il sussidio assegnatogli dalla regina alleviava appena.
Nel 1905 dovette abbandonare l'incarico e ritirarsi nel priorato di Saint-Pierre, la casa di riposo dei sacerdoti anziani e malati, dove condivise gli ultimi giorni con altri illustri sacerdoti valdostani, come l'abbé Ménabréaz e l'abbé Cerlogne.
Morì il 4 novembre 1907 pochi mesi dopo essere salito per l'ultima volta al Piccolo San Bernardo, luogo per lui ricco di ricordi, ed esserne ridisceso a piedi, accompagnato dall'inseparabile alpenstock, dono della "sua" regina Margherita.
Uomo, sacerdote ed alpinista, figlio della montagna e come essa duro e spigoloso. 

GLI SCRITTI DELL'ABBE' GORRET

  • Amé Gorret, Ascension du Mont-Cervin, Feuille d'Aoste n. 41, 43, 44, Aoste, 1865
  • Amé Gorret, Claude-Nicolas Bich, Guide Illustré de la Vallée d'Aoste, 1876.
  • Amé Gorret, Victor-Emmanuel sur les Alpes, 1879.


Fonti

Amé Gorret, Autobiographie et écrits divers, Administration Communale de Valtournenche, 1998.
Alexis Betemps, Du dernier ours au premier ethnographe : l'abbé Aimé Gorret, Le Monde alpin et rhodanien, 2003, vol. 31, n. 1-4, p.|149-159 (Leggere on-line)
Enrico Camanni, Cieli di pietra - La vera storia di Amé Gorret, Vivalda editori, Torino, 1997.


Comments

Popular Posts

suggestions

suggestions