3/31/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Il Pellaio Matto

  é sempre l'ora del tè

©foto Genepio



E se invece di un cappellaio si incontrasse un Pellaio Matto?

Nulla di strano, sarebbe sempre l’ora del tè ma questa volta con l’odore del cuoio.

A 670 metri di altitudine,  a poco più di 10Km da Aosta, sormontato dai ruderi del castello di Châtel-Argent, risalente all'XI secolo, sorge il paese di Villeneuve, borgo appartenne ai signori di Châtel-Argent in epoca medioevale. 

Villeneuve  ha rivestito in passato una grande importanza strategico-militare, tanto che, una volta conquistata, i Savoia non la cedettero mai. E inoltre il paese di nascita dell'abate Auguste Petigat, uomo illustre, che ebbe il merito di diffondere la cultura e la letteratura valdostana all'estero.

E poi c’è il Pellaio Matto, dove la pelle ed il cuoio sono cura contro il logorio della vita moderna. Regno e bottega di splendide creazioni fatte rigorosamente a mano con cura, maestria e amore per la lavorazione artigianale.

Tra questi anche il magico e brillante libro realizzato interamente a mano per contenere il racconto di Genepio “Sole in Ariete” in occasione dell’evento Ostara di Oh my VdA.


©foto Pellaio Matto

©foto Pellaio Matto



– Che buffo orologio! disse Alice. – Ti dice il giorno del mese ma non l’ora del giorno!

– Perché dovrebbe? borbottò “il Pellaio”. – Il tuo orologio ti dice che anno è?

– Certo che no, replicò Alice: – ma questo perché resta lo stesso anno per un sacco di tempo.

– Che è proprio il mio caso, disse “il Pellaio”.

(L.Carroll)

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3/28/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Di corvi e di cince


 DI CORVI E DI CINCE

Il corvo canta dolce al nostro orecchio
come l’allodola, se l’uno e l’altra
ci giungan fuor del natural contesto;
e l’usignolo, io penso,
se si mettesse a gorgheggiar di giorno,
quando ogni oca starnazza,
sarebbe ritenuto non migliore
musical canterino dello scricciolo
(William Shakespeare)


Lanius

Sulle montagne e nelle valli era quel momento sospeso, di fiato trattenuto come poco prima di una parola  importante, appena prima di un cambiamento. Non vi è attimo di più grande immobilità sospesa come prima prima di una rivoluzione.

Così, in una strana atmosfera surreale di apparente stasi, le montagne stavano con fiato sospeso sopra le valli, per un attimo la neve ghiacciata del mattino invitava ancora ad mettere ai piedi sci e ciaspole per percorrere gli ultimi tratti di cammino, ma l’aria parlava già una lingua diversa, parole tiepide che la neve non conosceva. 

Due marmotte, intrepide, lanciarono i loro primi timidi fischi per sincerarsi che l’inverno non facesse dietrofront e tornasse a sferrare altri attacchi, si aprivano con slancio ed ottimismo un stretta via  in mezzo al bianco contorno, decise, supportandoli a vicenda, ad esplorare il mondo che a loro pareva ritornare dopo un lungo letargo come il loro. Ingenuità di marmotte. Pensavano che anche gli gnomi andassero in letargo, che il mondo intero dormisse con loro e benché ciò non fosse per nulla veritiero si poteva affermare, senza timore di mentire, che alcuni gnomi estivi dormissero parecchio sotto stati di coperte nelle loro case durante i giorni invernali non gradendo per nulla la pungente insolenza del gelo, stavano al chiuso mettendo raramente il naso fuori ma mettendo in continuazione la legna sul fuoco.

Nelle zone maggiormente amate dal sole, poste sulle schiene delle montagne, la neve in parte sciolta, lasciava migliaia di crochi viola e bianchi sbocciare, padroni del nuovo mondo, con silenziosa esuberanza fra l’erba che, ancora provata e succube del comando del gelo invernale, stentava a riprendere il suo verde natio.

I torrenti invece parevano giovani capretti, mentre riprendevano vigore aprendosi senza indugi la via fra sulla spessa coltre dal bianco marmoreo, modellandola con curve sinuose ed incavi di chiaro scuro, rendendola simile ad una scultura arcaica. 

Il cielo, mutevole d’umore ma divertito da quei movimenti che l’aria mite suggeriva e sussurrava a tutto ciò che esisteva, giocava con la luce a far riflessi cangianti sulla neve, a far luccicare i rivoli d’acqua ed i sussulti dei ruscelli cosicché lo gocce parevano per un istante uno strascico di diamanti in movimento sul manto giallo intenso delle infiorescenze dei salici inchinati lungo i torrenti


continua 

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3/25/21

Dantedì - omaggio a Dante al Forte di Bard


Omaggio a Dante 1321-2021
FORTE DI BARD

  • In concomitanza con il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri in programma giovedì 25 marzo, il Forte di Bard omaggerà la figura del Sommo Poeta presentando online il progetto espositivo Omaggio a Dante 1321-2021 allestito all’interno della Cappella della fortezza dedicato alla sua opera più celebre, la Divina Commedia; un’anteprima, in attesa di poterlo rendere presto fruibile ai visitatori. L’iniziativa è stata inserita dal Ministero della Cultura nel calendario nazionale di eventi del Dantedì.
Nel video di presentazione online l’attore Andrea Damarco legge alcune terzine del celebre poema preceduto dagli interventi della Direttrice del Forte di Bard, Maria Cristina Ronc e di Sabina Magrini, Direttrice dell’Archivio di Stato di Firenze.

«Celebrare Dante Alighieri in questa importante ricorrenza significa riscoprire i versi della sua celeberrima opera, tra le più alte espressioni della letteratura mondiale di tutti i tempi – commenta la Presidente del Forte di Bard, Ornella Badery -. Come Forte di Bard abbiamo voluto aderire al ricco calendario di eventi promosso a livello nazionale con un progetto culturale che partendo dal Dantedì, si svilupperà nel corso dell’estate con conferenze ed iniziative che coinvolgeranno anche il Borgo medievale, per arrivare all’autunno con una mostra molto particolare, rivolta anche ai giovani e alle scuole, dedicata all’interpretazione della Divina Commedia nell’illustrazione e nel fumetto contemporaneo internazionale».

© foto Forte di Bard

Forte di Bard
11020 Bard
Valle d’Aosta
T. +39 0125 833811

IDROMELE - Brevi cenni su una bevanda antica

  IDROMELE, qual'é l'origine?

Per capire questa bevanda si deve partire dall’origine del suo nome. Il termine idromele deriva dal greco ὕδωρ (hýdor) ossia “acqua” e μέλι (méli) che significa “miele”, ed è il prodotto dalla fermentazione dello stesso miele.

Se sia o meno la bevanda più antica o seconda solo a birra e vino, l’idromele è ancora oggi un fermentato molto apprezzato. La sua longevità la si deve alla differenza proprio con birra e vino. L’idromele è piuttosto facile da realizzare, infatti, non prevede alcuna coltivazione ma semplicemente la raccolta del miele che, unito all’acqua, viene lasciato fermentare.

Partiamo dal miele. Il miele è un prodotto naturale ricavato dal processo di raccolta delle api e che tutti conoscono. Avendo innumerevoli proprietà curative, il miele è sempre stato considerato un alimento pregiato, soprattutto quando le sostanze naturali erano l’unico rimedio per curare o attenuare i sintomi di alcune malattie. 
A contatto con acqua e lieviti presenti in natura, il miele inizia un processo di fermentazione producendo piccole quantità di alcool; l’inebriamento indotto dal miele fermentato potrebbe aver spinto i  cacciatori-raccoglitori delle origini ad elaborare la prima, rudimentale ricetta dell’idromele.

continua 

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GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Idromele Trilogie

IDROMELE di TRILOGIE 


©foto Genepio



In valle d’Aosta non manca la produzione artigianale di un ottimo Idromele.
L’idromele Trilogie, con miele millefiori di alta quota, è prodotto nel comune di Valgrisenche a 1200 m . 
Queste altitudini e l’incredibile biodiversità del territorio alpino danno un miele con una grande acidità e una freschezza incomparabile. Un idromele dalle note delicate, che al gusto non risulta mai stucchevole.


Trilogie nasce dall'unione di tre cuori, dalla volontà di tre ragazzi valdostani di suggellare un'amicizia vera. Nel 2017 la scoperta dell'idromele, come elemento di condivisione e di festa: la passione che ne scaturisce è immediata.
©foto Trilogie

Territorio e sperimentazione sono le direttrici lungo cui si muove il progetto Trilogie e grandi sono le novità in arrivo.
Assaggiatelo!

3/23/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Sole in Ariete


questo racconto è stato scritto per

OSTARA  - Oh my VdA  ad Aosta


Sole in ariete




Il est des jours - avez-vous remarqué ? -
Où l'on se sent plus léger qu'un oiseau, 
Plus jeune qu'un enfant, et, vrai ! plus gai 
Que la même gaieté d'un damoiseau.
(Paul Verlaine)




Sulle cime che coronavano la vallata le creature trovavano ancora i ricordi delle infinite nevicate che avevano coperto, su ordine dell’inverno, tane, dimore, casupole, nascondigli e minuscoli villaggio agli occhi delle altre stagioni.
I fianchi delle montagne, i boschi di larici e di faggi, i tetti acciaccati di muschi schiacciati portavano ancora, ai primi coraggiosi e tremuli soli di marzo, la traccia delle fragorose e spaventevoli valanghe cadute quando l’inverno se le era portate dietro ed esse si erano mosse come cavalieri dalle possenti armature. 
Non a tutti invece era dato di conoscere i segreti celati dai primi fiori della neve, forse perché in pochi avevano intuito i misteriosi amori dei giganti alpini; questi alteri sovrani di roccia, mentre dominavano con fronti fiere la valle, non si compiacevano a sufficienza dei fervidi baci delle saette, restavano indifferenti alle eteree carezze delle nubi che li sfioravano appena in fatui abbracci e spesso si rammaricavano, difronte ad un imperturbato cielo sereno, di non trovare amori consoni alla loro grandiosità e corone di adeguata bellezza. 
Fu così che le nubi, perennemente invaghite dei titanici sovrani, attesero che il giorno fosse lungo quanto la notte e la notte quanto il giorno e si radunarono intorno alle vette per poi lasciarsi cadere in forma di strani e delicati fiori che cominciarono a ricoprire le creste frastagliate, le rupi, i burroni, i fianchi delle conche, gli anfratti isolati. Prese da inebrianti quanto delicate e pure sfumature di sensi e colore strinsero in un abbraccio pulsante le fronti imponenti dei giganti maestosi dove posero la più bella tra le corone imperiali, serto della gloria della vita e della rinascita.
La primavera, alba radiosa della vita, accorse ad inginocchiarsi difronte a tanto splendore, aprì i pugni chiusi, i palmi aperti in gesto di lode, sciolse i capelli su prati e muschi, li intrecciò con i rami degli alberi e il silenzio si ruppe. 
Uno gnomo, come ogni anno, era solito sentire la voce potente e persistente che echeggiava, rimbalzata da qualche ostacolo vicino, venire senza tregua a dirgli: tu sei qui, fra le mie balze, nella pace dei miei silenzi, qui sotto un arco di cielo, all'ombra delle cime, ospite delle aspre rocce, dalle quali scende la fertilità verso la pianura.
“A questa terra, aggiungiamo ora tutti i suoni diversi delle acque, dei frutti e degli animali, aggiungiamo il poema del vento quasi continuo e la pioggia insicura e vedrete quale immenso concerto sorgerà dall'aria delle montagne!” - disse Findias sistemando delle ceste appena fuori dalla sua porta, protetta da un grande larice - “Però al concerto manca uno strumento e sono le nostre opere…bisogna dar mano ai cuori e allo spirito! La vita urge, non aspetta!” Concluse rimboccandosi le maniche.

continua 

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3/21/21

EQUINOZIO DI PRIMAVERA - Chi vuol esser gnomo sia...

in attesa di "SOLE IN ARIETE"
Findias

Questa domenica non trovate sul blog di Genepio il consueto racconto settimanale, per festeggiare la primavera e l’evento “Ostara” (19-22 marzo) ad Aosta in Viale Conte Crotti, organizzato da "Oh my VdA", infatti verrà pubblicato sul blog un racconto speciale dedicato all’equinozio di primavera ed al gioco abbinato all’evento aostano il 23 marzo. 

Lanius

Protagonisti gli gnomi Findias ed il suo fedele aiutante Seis, Lanius che si occupa delle uova orfane, Ropunzolo ed il raffreddato Toshley.
Qui sul blog i protagonisti si presentano in attesa del racconto ma se riuscite, se potete, se siete nei paraggi passate a conosecrli dal vivo in viale Conte Crotti ad Aosta.

Molti gnomi sono anche ospiti online di dal 19 marzo al 4 Aprile della mostra personale dedicata a loro da "Oh My VdA"

continua 

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3/18/21

OSTARA - FIERA EVENTO di Oh My VdA

 La festa di Ostara e L'Equinozio di primavera

©foto Genepio
La festa di Ostara o Oestara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita. Questa festa, attestata, nel VIII secolo, perfino dal monaco benedettino Bède il Venerabile, nel Cap. XV (De mensibus Anglorum o i mesi degli Inglesi) del suo “De temporum ratione” , sembra essere di origine celtica e prendere direttamente il suo nome, dalla Dea Éostre o Eostar o Eastre: l’allora Patrona della fertilità delle popolazioni anglo-sassoni. 
Sappiamo che fra il Piemonte occidentale e la Valle d’Aosta si stabilirono i Salassi, antico e fiero popolo alpino di origine celtica. 
La popolazione celtica dei Salassi abitava la valle già prima del 500 a.C. e, secondo la testimonianza dello storico greco Strabone, si dedicava allo sfruttamento delle miniere d’oro, e commerciava oltralpe attraverso il valico del GranSan Bernardo. Quando i Romani ebbero nelle loro mani il Piemonte, guardarono alla valle abitata daiSalassi come a un territorio di grande interesse sia per la presenza dell’oro, ma  soprattutto perché costituiva un’importante via di collegamento con la Gallia centrale. La penetrazione romana in Valle d’Aosta non fu facile: la resistenza celtica fu accanita e il console Appio Claudio Pulcro subì una dura sconftta nel 143 a.C.

"Non è la pecora nera ad essere diversa, ma quelle bianche ad essere tutte uguali" 


Ostara, la festa della Primavera 
organizzata da Oh My VdA -  
Viale commerciale Conte crotti - Aosta
dal 19 al 22 marzo 2021

Scoprite, nelle vetrine dei negozi di Viale Conte Crotti gli Gnomi  di Genepio e altri abitanti dei boschi creati dalla maestria e dalla passione degli artigiani ed artisti locali. Un' Esposizione per festeggiare la Primavera e la rinascita della natura sperando che sia un buon auspicio per una rinascita per noi tutti.
                                               SCOPRI DI PIU'
©foto Oh My VdA

3/14/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Verde natio


Questo racconto è dedicato a

Alice ed i suoi intrecci a etroubles


VERDE NATIO


Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carrol)


Sul tiepido e vellutato bosco, comodamente seduto a prendere grandi respiri profondi sul pendio della montagna, scendeva in un sincero abbraccio la pioggia.

Negli ultimi mesi era venuta spesso a bagnare il bosco, regalando verdi preziosi come smeraldi. 

Né il bosco né le creature erano in collera con la pioggia, ben sapevano che non li bagnava continuamente per dispetto o invadenza ma semplicemente perché non sapeva cadere verso l’alto.

Il verde era divenuto il colore principale del mondo e da ciò nasceva una bellezza mistica e serena, un verde di infiniti toni veniva come a formarsi da un altro mondo, ebbro di vento, come rinfrescato da ogni nuova pioggia. 

Là, adagiato sul fianco ripido della montagna il verde del bosco era il colore più calmo che esistesse, a differenza dell’agitazione tagliente e nervosa della forma delle rocce esso non si muoveva in alcuna direzione, a differenza del giocoso e sonoro correre del ruscello sprizzante di gioia esso non palesava alcuna nota di felicità, né di tristezza come i cupi antri e le voragini aperte tra le pareti roccia spaccate. Non era divorato da passione a differenza degli ultimi arditi cirmoli che non si piegavano ai venti, non aspirava al cielo a differenza delle vette, il verde era semplicemente calmo.

In quel luogo particolarmente questa costante assenza di movimento e di inutili strattoni era una proprietà che aveva un effetto benefico sulle creature, sia quelle stanche sia quelle alle quali dopo qualche tempo il riposo veniva facilmente a noia.


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GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Collecò

 ALICE  e ... Erin

©foto Genepio

A Etroubles sono passati soldati, mercanti, viaggiatori, pellegrini, tutti diretti al valico del Gran San Bernardo o in arrivo dalla Svizzera, anche Alice è passata per Etroubles e lì si è fermata.
CollEcò è un' attività del tutto artigianale, una realtà quasi domestica, ma che sapzia tra forme, colori e tessuti. I gioielli di CollEcò sono realizzati in tessuto e creati a mano con materiali di recupero. Un gioiello CollEcò è sostenibile, a impatto zero ed intrecciato alla vita e ai colori della montagna e della Valle del Gran San Bernardo.

©foto Collecò

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MONTAGNE DI UNA VITA

 LETTURA SU WALTER BONATTI


MONTAGNE DI UNA VITA
di
WALTER BONATTI

Walter Bonatti, eroico alpinista d’Italia e del mondo, è morto il 13 settembre 2011. Poche ore prima sulle Aiguilles du Dru, le due cime versante settentrionale del Monte Bianco (il Grand Dru a 3.754 metri e il Petit Dru a 3.733 metri) si erano verificate due grosse frane che hanno riversato a valle migliaia di metri cubi di roccia, alzando un grosso polverone in tutta la vallata. Erano le montagne di Bonatti che nel 1955, a metà agosto, dopo due tentativi bloccati dal cattivo tempo, in sei giorni scalò in solitaria il pilastro sud-ovest del Petit Dru, restando in parete per sei giorni: è considerata un’impresa che segna una tappa storica nella storia dell’alpinismo, tanto che da quel momento quella parete venne chiamata ‘pilastro Bonatti’,. Il crollo fu  un’incredibile coincidenza, un pò come se la montagna di Bonatti sentisse che il suo più grande esploratore  e amico se ne stesse andando e lo volesse accompagnare. L’alpinismo è capace anche di questo: quando un escursionista resta sei giorni interi su una parete per conquistare una vetta, riesce a instaurare un rapporto tutto particolare proprio con quella montagna che sa ricambiare i sentimenti umani.
La leggenda narra infatti che la sera del 12 settembre un povero mendicante camminava per il borgo di Thora chiedendo un po' di ristoro ed un riparo per la prossima notte. L'uomo bussò di porta in porta e invece di ricevere aiuto veniva preso in giro, cacciato e deriso. 
Deluso da tanta insensibilità, bussò ad una vecchia baita da cui uscì una povera vedova che accolse il mendicante dicendogli: "Non sono ricca, ma venite a riposare sotto il mio tetto. Sarei felice di dividere con voi un tozzo di pane, ma le nostre provviste sono finite, i miei bambini ed io abbiamo consumato oggi stesso il nostro ultimo pane". 

Il mendicante ringraziò la vedova per il suo buon cuore e vedendo in lei tanta comprensione per le sue sofferenze le disse: "Andate, buona donna, nel granaio vi troverete pane in abbondanza per la vostra famiglia e per me". La vedova andò e con grande stupore trovò il granaio pieno di pani. La famiglia mangiò allegramente, dopodiché il mendicante disse alla vedova: " Domani alla stessa ora, Thora sarà distrutto. 

Prima che faccia giorno, prendete i vostri bambini, uscite dal villaggio e nascondetevi in un luogo sicuro". Dopo aver pronunciato queste parole, il viandante scomparve. La vedova obbedì alle indicazioni impartite dal mendicante e il 13 settembre 1954 alle 6 del mattino, improvvisamente, la Becca France crollò e la prospera borgata fu seppellita per sempre.

Da allora, il villaggio giace sottoterra avvolto nel silenzio.


10 agosto 1964 - L’uomo e i demoni delle Grandes Jorasses 

"Delle tre grandi Nord, la Jorasses ha la prerogativa di non lasciare mai scorgere allo scalatore un qualsiasi segno di vita, anche solo all'orizzonte. Lassù non arriva altro suono che quello della bufera, delle valanghe o delle folgori."

Walter Bonatti, I giorni grandi


continua 

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3/7/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Buoncuore


 Questo racconto é dedicato a 

Giovanna e alle sue tisane d'autore a champoluc


Buoncuore


Tra il profumo degli abeti, 
Ed il balsamo de i fiori 
Da le valli ascende il coro 
De 'l mistero e dell'amor. 
(Giosuè Carducci)

© Solsepio

Dopo il colle, nel punto dove cessava parte della vegetazione, si vedeva una specie di altipiano, o di stravagante deserto, innanzi al quale non era raro provare un senso di sgomento, ed in quel luogo si trovava un lago chiamato verde al quale forse era stato dato quel nome perchè aveva una tinta di smeraldi. Voleva la natura che sulle sue sponde fiorissero i più bei fiori della montagna, mentre vicino alle sue acque placide, vivevano alcuni giovani gnomi, tutti che si distinguevano nell’arte delle erbe. D’un tratto si levò un vento mite e gentile che donò un fremito ai boschi ed accarezzò appena l'erba folta dei pascoli ed i delicati fiori al­pini, passando anche con un leggero mormorio sull'acqua verde del lago. 
In quell'e­poca gli gnomi, giovani e fanciulli, erano saliti nelle capanne sparse sulla montagna a grande altezza e le abitavano solo per alcu­ni mesi dell’anno, si aggiravano così vicino ai pascoli sma­glianti, ai piccoli campi di segale distesi al sole come minuscoli tap­peti d'oro, ed alla canapa fiorita vicino alla neve, e quando ripartivano sparivano dalle grigie rocce della vallata l'allegria, la bellezza e la compagnia. 
Fu durante uno di quei periodi che respiro dopo respiro la montagna si era vestita di un cambiamento meraviglioso, tanto che le rupi, gli altissimi, saggi abeti, i fiori alpini divennero in un baleno di un oro così brillante che sembravano voler superare lo splendere del sole.
Si diceva che però purtroppo a volte accadeva che qualche rapace cavaliere non poteva resistere a lungo nel guardare quel fulgore che lo circonda­va senza volerlo depredare, ma egli aveva appena il tempo di vedere quali tesori gli sarebbero appartenuti che perdeva il senno per sempre, si ammalava gravemente per il dolore di non po­ter avere quell'oro così bramato, divenendo presto preda di pensieri oscuri.  Ma di questo forse se ne parlerà più tardi.

continua 

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GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Tisane d'autore

Giovanna e ...la natura 

©foto Genepio


Giovanna Barbato vive e lavora ad Ayas dall’età di 19 anni. e nel 2005 avvia in famiglia un’azienda agricola per la coltivazione di erbe officinali che la affascinano particolarmente. Un'azienda dalla filosofia chiara e consapevole, dove si coltiva senza l’ausilio di qualsiasi trattamento fitosanitario, estirpando le male erbe manualmente e lasciando che le colture  crescano spontaneamente alla costante ricerca di naturalità e sapienza delle materie prime, nell'alimentazione come nei tessuti. 
Perciò la sua decisione di trasformare il suo negozio "Le village" a Champoluc in un luogo di rispetto dell'uomo e della natura, occupandosi di alimentazione senza più smettere di studiare, conoscere, approfondire,  spinta da passione e viva curiosità,  e di selezionare, escludendo tutto ciò che proviene da coltivazioni intensive, trattate con diserbanti, pesticidi o OGM.
Per Giovanna la natura è quella vera, quella che ogni giorno vive fuori dalla finestra., padrona nei boschi e nei prati., la natura ammirata nei loro campi fioriti, coltivati con rispetto e, soprattutto, quella continua a seguire i suoi cicli naturali, senza imposizioni e stravolgimenti esterni.

©foto Tisane d'Autore

Tisane d’Autore sono state create per soddisfare tutti i sensi:
Vista: per la loro bellezza e la capacità di farsi notare.
Olfatto: per il loro profumo naturale fatto di ricordi ed emozioni.
Gusto: piacere delizioso per il loro sapore intenso.
Udito: per la storia che ascolterai.
Tatto: per il piacere di aprire la confezione e scoprire cosa contiene.
(Testo  tratto dal Blog di Tisane d'Autore)

Visitate Tisane d'Autore online oppure in 
Route Ramey, 72, 11020 Champoluc AO
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3/3/21

CIELI DI PIETRA

 LETTURA SU AME GORRET


CIELI DI PIETRA, La vera storia di Amé Gorret
di
Enrico camanni

Furono molti gli abati che nell’ottocento diffusero la cultura in Valle d’Aosta, non sempre amati, forse controversi, tra tutti colui che ebbe di più l’onore delle cronache e quindi osannato quanto odiato, frainteso quanto spiegato, a volte scomodo, a volte necessario fu indubbiamente Amé Gorret, figura storica, umana spesso a rischio di leggenda.

Serviva un libro come “Cieli di pietra” di enrico Camanni per descrivere quell’abate montanaro, povero tra i poveri, testimone di grande peso dell’epopea della vita alpina. Fu uomo e pensatore unico, fuori dal coro come spesso dal mondo preordinato, scalatore innato di montagne superbe che osservavano la sua solitudine  ed il suo errante giogo di alcol e passioni. Sulle sue orme oggi le trasformazioni inflitte dal consumismo e dal turismo di massa. Straordinario lo spunto di riflessione posto dall’autore sui limiti di quel “vuoto figlio del troppo pieno” di cui Amé Gorret fu invano profeta.


continua 

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GNOMICHE RICETTE DI MONTAGNA

Porridge di avena e farina di castagne Le castagne sono frutti ricchi di fibre, minerali e acido folico, utili in caso di stanchezza. Ingred...