4/28/21

La TOTO PROZESSION - leggenda Walser

 Tôtô- Prozession (processione dei morti)

© foto Genepio

La Tôtô- Prozession (processione dei morti) ha sempre spaventato chi l’ascoltava nelle lunghe veglie invernali davanti al fuoco nello stadel (baita).

Nelle leggende alpine, fatte spesso di misteriosa empatia per luoghi spesso inospitali e di buonsenso, i folletti non mettono necessariamente paura, anzi sono talvolta anche allegri e burloni, non tutte le manifestazioni naturali sono ombrose e misteriose, volte al pericolo quindi ma anche espressione di vita dolce ed intesa.

Il folletto, personaggio principale delle saghe germaniche e gli spiriti dei morti (forse retaggio del mondo scandinavo) sono i riferimenti obbligati della letteratura locale alpina. In verità, spesso le leggende che hanno per protagonisti gli spiriti dei morti sono più di quelle dei folletti, ma se questi ultimi intervengono le cose volgono al peggio!

Nella tradizione walser, ma assai diffuso in tutto l'arco alpino, vi è il rimando all'antichissima credenza che nelle notti del 'sacro periodo', (cioè i dodici giorni successivi al solstizio d'inverno - “Die Zwïlften”) e corrispondenti ai giorni intercalari del calendario celtico, i morti fossero liberi di vagabondare nel mondo dei vivi. 

continua 

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Sebbene la cosa risulti alquanto inquietante, ciò che accade non è necessariamente malevole; Le leggende dicono che alcuni spiriti abbiano soccorso pastori o alpigiani in pericolo, ma il più delle volte procedono in lunghe file, indossano bianche vesti e un cappuccio, ma non essendo risplendenti come i fantasmi della tradizione germanica, usano una piccola candela per illuminare il loro percorso, o hanno il mignolo acceso, badando bene a non perdere quella fievole fiammella che serve loro da lucerna. A volte si seguono una guida umana per superare ruscelli o passi difficili e chi li aiuta viene sempre ricompensato, acquisendo uno status vicino alla santità all’interno della sua comunità .
© centro studi e cultura walser

In Valle d'Aosta il Purgatorio è posto  negli alpeggi abbandonati durante l'inverno (uno spazio al confine tra la vita attiva che si svolge d'estate e la non-vita che si ferma in autunno e in inverno), per i Walser si trova tra i ghiacciai alpini (tante le anime penitenti imprigionate nei ghiacciai). Nella mitologia germanica, il ghiaccio è la materia primordiale, dalla quale sgorga l’acqua, ovvero la vita; ma l'elemento liquido e gelido caratterizza anche Niflheimr (una terra delle nebbie) o Helheimr (terra di Hel), il regno dei morti. 
Resta il fatto che alcune di queste leggende sono destinate ad avere un posto privilegiato nella memoria.
Proprio a Gressoney La Trinité, le vecchie generazioni raccontavano una storia accaduta nel 1838. Johann Latteltin, padre del parroco di Saint-Jean, si trovava con un altro figlio, Jakob, nel Vallese, a Zermatt. Per motivi di famiglia, Johann e Jakob furono costretti a interrompere il soggiorno svizzero per fare ritorno al di qua del Rosa e per accorciare il tempo del viaggio, ingaggiarono una guida. Verso mezzanotte, i tre erano al Mattejoch (Teodulo). Frastornato dalla stanchezza, il gruppetto si accampò presso una roccia e la guida, a un certo punto, intimò di stare in silenzio. Passava la processione dei morti. 
Come poi Johann e Jakob e ancora i loro figli racconteranno per decenni, i tre notarono una lunga colonna avanzare verso la roccia che li proteggeva. In testa, un’ombra indistinta portava il Crocefisso e dietro, lungo la fila, sventolavano gonfaloni e risuonavano nel vento trilli di campanelle. 
La Tôtô- Prozession passò a qualche metro dagli uomini impauriti e poi cominciò a scendere il colle. Accadde quindi che proprio uno degli ultimi della fila, fatto più di voce che di corpo, parlò al vecchio Johann Latteltin. Gli disse giorno e anno della sua morte. Quella data rimase impressa a fuoco nella mente di Johann. Anzi, poco tempo prima della scadenza, Latteltin s’interessò di persona per la sua sepoltura e fece pure scavare la fossa. Puntualmente, nell’anno e nel giorno della predizione, Johann Latteltin, papà del parroco, “rese l’anima a Dio”, come spiega la leggenda.
Ma fu davvero leggenda l’intera storia? Gli scienziati parlano di fenomeno collettivo o singolo dovuto alla stanchezza: la Tôtô-Prozession sarebbe una specie di visione riscontrabile in ogni clima o latitudine concomitante con un fenomeno di disidratazione in un  soggetto stanco. Probabilmente è cosi. 
Ma negli lunghi anni agli uomini è piaciuto credere l’opposto, ossia che la processione dei morti era un fatto assolutamente reale e legato alle loro montagne. Ovunque vivano, agli uomini per far sopravvivere la loro comunità, occorre il mito.


Non vi resta che visitare il
Strada Regionale 44 n.1 11025 Gressoney-Saint-Jean (AO) Italia 
     Buona processione a tutti, gnomi e non...  

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