4/15/21

LA CAMOSCIATA DELLE ALPI - Elogio di capre e caprai

La vacca dei poveri

© Genepio

La capra accompagna l’uomo fin dall’antichità, fedele compagna di viaggio nei luoghi più impervi, simbolo dei lati forse più oscuri della personalità umana, esempio invidiabile di adattabilità.
Grazie alla sua capacità di sfruttare i pascoli più impervi, veniva considerata la «vacca dei poveri» nelle regioni montane, dove i pendii o i terrazzamenti lamentavano a proprio agio: ancora oggi è un animale che fa parte integrante della montagna,  permette la sopravvivenza di aziende medio-piccole nelle aree marginali, grazie alla produzione di latte e formaggi.
Che la capra sia perfetta per piccoli allevamenti è  legato sia alla natura dei suoi prodotti che alla sua etologia. Il latte di capra è il più digeribile tra quelli dei ruminanti domestici ed è sempre stato utilizzato per lo svezzamento dei neonati. La capra allatta cuccioli di ogni altra specie di mammiferi senza problemi. 

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Dopo il cane la capra, in fondo, possiamo osare dire, è tra gli animali che meglio si adattano  ad una convivenza molto stretta con l’uomo, e Dopo il cane infatti è la capra l'animale di più antica domesticazione.

Nel corso della storia, marinai imbarcati, soldati e minatori, viaggiatori separati dalle comunità umane hanno spesso tenuto con loro delle capre come fonte di preziose vitamine. 

Che poi la capra sia anche indipendente e selvatica non è una stranezza negativa. La pecora è un essere gregario, alla capra spesso si chiede di arrangiarsi da sola. Un fatto che consentiva alle famiglie povere senza terra di sopravvivere con il prodotto delle loro capre mandate a pascolare su magri pascoli comunali. Animale indipendente, che tende a aggregarsi in piccoli gruppi, curioso ma docile, la capra è ideale per l'allevamento famigliare di sussistenza o, oggi, per l'allevamento artigianale in cui si valorizzano le capacità individuali. Un allevamento dove si investe molto in "passione". Passione per gli animali ma anche per i formaggi, creazioni personali e di cuore.


La Camosciata delle Alpi
Originaria della Svizzera, si è diffusa in molti Paesi europei, prevalentemente Francia. In Italia maggiore è la sua presenza  nelle regioni dell'arco alpino, con significative presenze nel resto del territorio nazionale. Ha il mantello fulvo, nelle varie tonalità, con riga mulina ed estremità degli arti e unghielli neri.Il pelo è corto e fine, la testa relativamente piccola, leggera e fine con un bel profilo rettilineo e la presenza della barba soprattutto nei maschi. Le orecchie sono lunghe e portate di lato, obliquamente e in avanti, il ciuffo di peli arruffati sulla fronte è tipico solo nei maschi; le corna invece le hanno sia i maschi che le femmine.
La Camosciata delle Alpi deve il suo nome alla colorazione del mantello che richiama appunto quella del camoscio alpino fulvo, con varie tonalità più o meno scure. Questa razza si è originata dagli incroci tra due tipiche razze autoctone: la capra Oberhasli-Brienz priva di corna e la capra tipo grigionese con corna, animali capaci di adattarsi senza alcun problema alle svariate condizioni climatiche.
Le capre insomma  continuano a cercare ghiande, qualcuna alza il muso e si alza sulle zampe per afferrare con i denti una foglia. E’ vero, in realtà sono animali ormai domestici ed è l’uomo a pensare alla loro alimentazione ma la natura fornirebbe loro comunque il giusto cibo per affrontare un qualsiasi inverno: castagne e ghiande, altamente nutritive, insieme a tutte le foglie che, lentamente, cadranno a terra col susseguirsi dei giorni.
© Genepio


Un esempio di allevamento alpino?
La Chèvre Heureuse 
Iniziano ad allevare capre nel 2003 a Champremier (1350 m), dove c’era solo il vecchio mayen sdraiato in mezzo ai pascoli, un gruppo di casette e nessun abitante, adesso ci sono una quarantina di capre, due vacche, un’ asina, una cavalla e dieci galline: un esempio di autosufficienza e sostenibilità delle produzioni.
 Il paese di Saint Marcel si trova sulla destra orografica della Dora, ma risalendo la piccola strada che porta fino al vallone di Saint Marcel si scoprono innumerevoli segreti, come lungo i vecchi sentieri dei minatori, tra castagni secolari, betulle, meli antichi (mele raventze).
Arrivati a Seissogne i campi di patate ornano i pascoli disegnati, file di mais e noci  per farne olio.
La strada prosegue ancora per poco, ci si lascia alle spalle la Locanda del Diavolo e si imbocca la sterrata come nel tempo passato, a trovare i buchi delle antiche miniere di rame e violano, ammirare le acque verdi e raggiungere gli alpeggi del Vallone.
L’azienda trasforma il latte di capre e vacche all' interno del piccolo caseificio. Si munge a mano perché migliora la qualità del latte e, di conseguenza, dei formaggi.
Viene lavorato il latte crudo e tutte le operazioni sono svolte in modo tradizionale, in un saper fare che l’uomo non ha ancora ceduto alla macchina.
Il latte crudo è vivo, ha la sua flora di batteri lattici che determinano le fermentazioni ed essendo vivo muta con l’andare delle stagioni, con i sapori delle erbe dei pascoli, con le temperature e perciò un formaggio non sarà mai uguale all'altro.
Questi alcuni dei loro formaggio
Società agricola "La Chèvre Heureuse"
Località Champremier 19
11020 Saint Marcel (AO).
Non vi resta che assaggiare i formaggi di capra...

Buon formaggio a tutti, gnomi e non.

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