4/28/21

La TOTO PROZESSION - leggenda Walser

 Tôtô- Prozession (processione dei morti)

© foto Genepio

La Tôtô- Prozession (processione dei morti) ha sempre spaventato chi l’ascoltava nelle lunghe veglie invernali davanti al fuoco nello stadel (baita).

Nelle leggende alpine, fatte spesso di misteriosa empatia per luoghi spesso inospitali e di buonsenso, i folletti non mettono necessariamente paura, anzi sono talvolta anche allegri e burloni, non tutte le manifestazioni naturali sono ombrose e misteriose, volte al pericolo quindi ma anche espressione di vita dolce ed intesa.

Il folletto, personaggio principale delle saghe germaniche e gli spiriti dei morti (forse retaggio del mondo scandinavo) sono i riferimenti obbligati della letteratura locale alpina. In verità, spesso le leggende che hanno per protagonisti gli spiriti dei morti sono più di quelle dei folletti, ma se questi ultimi intervengono le cose volgono al peggio!

Nella tradizione walser, ma assai diffuso in tutto l'arco alpino, vi è il rimando all'antichissima credenza che nelle notti del 'sacro periodo', (cioè i dodici giorni successivi al solstizio d'inverno - “Die Zwïlften”) e corrispondenti ai giorni intercalari del calendario celtico, i morti fossero liberi di vagabondare nel mondo dei vivi. 

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4/21/21

EDOUARD BERARD e la flora valdostana

 IL CANONICO BERARD E LO SFORTUNATO ERBARIO

© foto Genepio

A Châtillon il 26 giugno 1825 nasce Edouard Bérard, da una famiglia originaria di Cogne.
Edouard Bérard diviene docente di botanica nel Ginnasio di Aosta, retto dai Gesuiti, all’età di diciannove anni ma non per molto. Abbandonò infatti l'insegnamento per dedicarsi agli studi teologici e nel 1848 fu ordinato prete.
Uomo estremamente versatile riprese in seguito ad insegnare diverse discipline: eloquenza e Santa Scrittura al Grande Seminario di Aosta, fisica e geometria al Piccolo Seminario, greco, latino, filosofia e storia naturale al Liceo, fisica e matematica di nuovo al Grande Seminario, fino a divenire nel 1861 canonico della Cattedrale di Aosta. 
La storia e l'archeologia della Valle d'Aosta quanto le scienze naturali, soprattutto la botanica, attirano il suo vivace interesse.
Con un altro canonico, Georges Carrel, di 25 anni più anziano, fu il principale sostenitore della nascita, nel 1858, della società di Storia naturale ad Aosta che prenderà poi il nome di Société de la Flore Valdôtaine.
L'erbario del canonico Bérard andò sfortunatamente perduto, purtroppo essendo il più ricco e meglio ordinato della sua epoca in Valle d'Aosta. 

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4/18/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Parole (Seguito)

 

 parole (seguito)


Duiro - ©Genepio

(...) Un mendicante raggiunse il villaggio chiedendo un riparo per la notte ed un pezzo di pane. L’uomo bussò di porta in porta ma non ricevette alcun aiuto, solo risa e disprezzo.Impietrito da tanta aridità d’animo bussò ad una minuscola capanna fuori dal villaggio, tanto piccola da far pensare che nessuno ci potesse entrare. Invece uscì un umile gnomo silvano che accolse il mendicante dicendogli: “Non sono ricco, ma venite a riposare sotto il mio tetto. Sarei felice di dividere con voi qualche fetta di buon pane, ma le mie noci erano finite ed è rimasto solo del pane di segale da ammorbidire nel latte…” Così dicendo si affrettò a portare fuori dall’uscio ciotole di latte e pezzi di pane nero che dispose su altrettante fette di tronco per permettere all’uomo di mangiar comodo e non ripiegato su se stesso a causa delle ridotte dimensioni della sua capanna.
Il mendicante ringraziò lo gnomo per il suo buon cuore e vedendo in lui tanta comprensione per le sue fatiche gli disse: “Buon piccolo essere che tu possa trovare sempre pane in abbondanza ed il granaio pieno e che tu possa sempre mangiare in allegria. Domani però, a quest’ora  e prima che sia giorno pieno, non entrare nel villaggio, rimani qui come in un luogo sicuro”. Dopodiché il viandante, rinvigorito dall’umile cibo, riprese il suo viaggio e scomparve nuovamente verso le montagne da dove era venuto. Lo gnomo levò lo sguardo verso la montagna poi provò ad ascoltarla, infine decise di seguire le indicazioni del viandante e per tutta la notte, una tiepida e brillante notte estiva, rimase nella sua capanna o poco distante da lì, non varcando mai quell’invisibile confine tra la sua umile generosità e la boriosa avidità del villaggio di quella gente alta.
Poco prima della comparsa del nuovo giorno, verso le sei  del mattino, improvvisamente la Becca France crollò e andò  a coprire di massi e silenzio il villaggio e la sua avidità, per sempre.

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4/15/21

LA CAMOSCIATA DELLE ALPI - Elogio di capre e caprai

La vacca dei poveri

© Genepio

La capra accompagna l’uomo fin dall’antichità, fedele compagna di viaggio nei luoghi più impervi, simbolo dei lati forse più oscuri della personalità umana, esempio invidiabile di adattabilità.
Grazie alla sua capacità di sfruttare i pascoli più impervi, veniva considerata la «vacca dei poveri» nelle regioni montane, dove i pendii o i terrazzamenti lamentavano a proprio agio: ancora oggi è un animale che fa parte integrante della montagna,  permette la sopravvivenza di aziende medio-piccole nelle aree marginali, grazie alla produzione di latte e formaggi.
Che la capra sia perfetta per piccoli allevamenti è  legato sia alla natura dei suoi prodotti che alla sua etologia. Il latte di capra è il più digeribile tra quelli dei ruminanti domestici ed è sempre stato utilizzato per lo svezzamento dei neonati. La capra allatta cuccioli di ogni altra specie di mammiferi senza problemi. 

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4/11/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - Parole


 parole


All the words that I gather,
And all the words that I write,
Must spread out their wings untiring,
And never rest in their flight…
(W. B. Yeats. 1892)

Tutte le parole che raccolgo,
Tutte le parole che scrivo,
Devono aprire instancabili le ali
E non fermarsi mai nel loro volo…
(W. B. Yeats. 1892)

Duiro

Si diceva “in un tempo lontano” più per la facilità a dimenticare le cose che per l’effettiva quantità di tempo trascorso e in quel tempo lontano si racchiudeva l’esistenza di un rapporto di armoniosa collaborazione tra tutti gli esseri, che la natura pareva apprezzare e ricambiare. Sulle montagne cascate di acqua fresca, trasparente e pura giocavano a formare laghi, fiumi e ruscelli che dalle alte cime innevate correvano fino a valle in una costante danza, tra verdeggianti boschi e si distendevano fino ad abbracciare le rocce; grotte di pietra, sculture naturali dove l’acqua si andava a nascondere, creavano poi dei piccoli laghi artificiali.  

Gli gnomi più anziani non avevano mai smesso di tramandare la memoria ai più giovani e con essa le storie che fluivano come l’acqua, scendevano dalle alture della terra e degli animi per distendersi in rivoli e ruscelli di parole fino ad abbracciare, in una costante danza di racconti, le pagine dei libri. 

Lì costruivano sculture immaginifiche dove l’animo si andava a nascondere, creavano piccoli mondi fantasiosi.

Ma il mondo aveva la tendenza ad andare a pezzi e ogni pezzo faceva la sua strada, come una roccia che frana improvvisa dalla montagna e si ferma solo quando ha finito di correre e rotolare, incurante di dove finirà come di ciò che travolgerà. 

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4/8/21

OLIO DI NOCI - Che cos’è lo troillet?

 lo troillet


L'olio di noci un tempo veniva utilizzato da molte famiglie valdostane per condire insalate e minestre. Dai gherigli spremuti a freddo si otteneva "lo troillet", un residuo della torchiatura, che veniva utilizzato in cucina per preparare salse o dolci. 

Il Troillet  nasce come prodotto di scarto in forma di  mangime per le galline e rinasce come prelibatezza.

Il culto dell’albero della noce è di origine celtica, per cui è assai probabile che l’estrazione dell’olio dalle noci in Valle d’Aosta fosse pratica antichissima anche se documentata solo dal 1683. 
La Valle d’Aosta è l’unica regione di Italia dove non si produce olio d’oliva, come è facilmente intuibile per via delle condizioni climatiche. Eppure ciò non ha precluso ai valdostani di inventarsi, con quello che avevano a disposizione, il loro olio, partendo dalle noci.
Avete mai assaggiato l'olio di noci?

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4/6/21

FONTE DI CITRIN - Saint-Rhemy-en-Bosses.

 L'acqua di Citrin

C’è, accocolata tra i monti,  un fonte straordinaria. L’acqua scende da 1818 metri di quota dal Vallone del Citrin e sgorga nel Comune di Saint-Rhemy-en-Bosses ai piedi del Gran San Bernardo ma, per i meno avvezzi alle ricerche boschive, nessun problema, c’è anche una fontana nella piazza di Saint-Rhémy en Bosses, propio vicino al Municipio. 

Saint-Rhémy-en-Bosses by night - @Genepio

Inutile aggiungere che gli gnomi conoscono da sempre questa fonte e la sua acqua leggermente effervescente: l’acqua della fonte Citrin, piuttosto famosa in Valle d’Aosta.

Ha un sapore dolciastro, ricca di magnesio, ferruginosa ed effervescente naturale, possiede quelle tipiche proprietà curative delle acque ricche di minerali ed è particolarmente indicata per chi soffre di carenze di magnesio. Anticamente denominata Citron o Citrun, la sua acqua minerale ha proprietà dunque terapeutico-medicamentose e fu scoperta, secondo la tradizione, nel 1875 da due pastori mentre accompagnavano le bestie al pascolo, fu fatta analizzare  dalla Regia Stazione Sperimentale di Torino; le analisi evidenziarono  la presenza di elevati tenori in ferro e da abbondante fase gassosa disciolta (CO2). 

L'origine del toponimo sembra  sia da attribuire al nome etnico dei Celtoliguri, i Ceutrones, oppure alla romana Gens Citronia; anche se una terza interpretazione non è da escludere: la derivazione dal termine francese Citrin, che vorrebbe indicare le tracce di colore giallo limone lasciate dall’acqua.


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4/4/21

GNOMI E GENTE ALTA DI MONTAGNA - All'ombra del passo


 ALL'OMBRA DEL PASSO


La passion est encore ce qui aide le mieux à vivre. 
(Emile Zola)




Hotsi


Si narra che nei pressi di un minuscolo laghetto alpino, posto all’ombra di un passo, da dove usciva un modesto ruscello cristallino, vivessero degli gnomi estremamente laboriosi e spinti ad innumerevoli attività da un‘accesa curiosità.
La loro altezza, comunemente a quella degli altri gnomi di montagna,  come era facile immaginare, non superava i trenta centimetri,  ma la loro forza vigorosissima uguagliava la loro agilità quanto l’abilità nel ricreare ciò che osservavano. Avevano caratteri sognanti simili alle genzianelle di primavera e nelle azioni concretezza simile ai tronchi delle querce, se minacciati o disturbati da qualche turbolenta intrusione riparavano dentro alcuni antri sul fianco della montagna.
A causa del freddo intenso e duraturo di quel luogo, avevano ingegnosamente ideato la tessitura del pelo di volpe, di tasso e di martora, spesso bevevano latte di camoscio per fortificarsi a vincere le vertigini su dirupi e precipizi. 
D'estate poi facevano piccole formaggelle, coglievano uova di pernici, mirtilli rossi e neri, tuberi, radici, pigne di cembro e nocciole, essiccavano erbe e funghi.
Tutte queste provviste le mettevano in serbo nelle caverne asciutte tra le pietraie, sistemate su ordinati scaffali di legno. 
Avevano anche inventato un linguaggio sibillino, un bizzarro dialetto pieno di oscuri monosillabi accompagnati da segni indecifrabili, giusto per il gusto di mettersi a fare una lingua nuova.
Si diceva poi, ma forse la leggenda qui aveva rubato alla verità le parole le aveva usate a suo piacere, che i alcuni macigni disseminati a corona intorno al laghetto a far da sbarramento fosse stata opera loro, suggerita dal gigante Gargantua. 
Erano dunque provetti sarti, casari, raccoglitori, falegnami, tessitori, ingeneri, costruttori e più sapevano far cose più ne inventavano.
Ci fu un giorno che il vento ululava, la legna sul fuoco crepitava, la porta di una capanna sbatteva senza motivo convinta di dar retta alle corbellerie del vento, un camoscio pareva imbizzarrirsi all'ombra improvvisa di una nuvola sul prato e si sentì esclamare: 


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GNOMICHE RICETTE DI MONTAGNA

Porridge di avena e farina di castagne Le castagne sono frutti ricchi di fibre, minerali e acido folico, utili in caso di stanchezza. Ingred...