3/25/21

IDROMELE - Brevi cenni su una bevanda antica

  IDROMELE, qual'é l'origine?

Per capire questa bevanda si deve partire dall’origine del suo nome. Il termine idromele deriva dal greco ὕδωρ (hýdor) ossia “acqua” e μέλι (méli) che significa “miele”, ed è il prodotto dalla fermentazione dello stesso miele.

Se sia o meno la bevanda più antica o seconda solo a birra e vino, l’idromele è ancora oggi un fermentato molto apprezzato. La sua longevità la si deve alla differenza proprio con birra e vino. L’idromele è piuttosto facile da realizzare, infatti, non prevede alcuna coltivazione ma semplicemente la raccolta del miele che, unito all’acqua, viene lasciato fermentare.

Partiamo dal miele. Il miele è un prodotto naturale ricavato dal processo di raccolta delle api e che tutti conoscono. Avendo innumerevoli proprietà curative, il miele è sempre stato considerato un alimento pregiato, soprattutto quando le sostanze naturali erano l’unico rimedio per curare o attenuare i sintomi di alcune malattie. 
A contatto con acqua e lieviti presenti in natura, il miele inizia un processo di fermentazione producendo piccole quantità di alcool; l’inebriamento indotto dal miele fermentato potrebbe aver spinto i  cacciatori-raccoglitori delle origini ad elaborare la prima, rudimentale ricetta dell’idromele.

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L' Idromele, alla pari del miele, fu utilizzato sia per scopi terapeutici sia consumato in occasioni celebrative. Bacco stesso beveva idromele prima di essere associato al vino, Marco Gavio Apicio scrive di come il miele veniva aggiunto ai vini speziati in epoca romana, principalmente per migliorarne il sapore, secondo questa ricetta: mescolando 1/3 di miele e 2/3 di acqua piovana ed esponendo la soluzione al sole per 40 giorni.
Strabone, vissuto tra il 60 a.C. e il 20 d.C., nella sua opera Geografia scrive che nelle terre del nord, in particolare in quella che oggi è l’Irlanda, veniva prodotta una bevanda a base di miele. Infatti proprio nella società celtica il miele rappresentava un alimento importante e di conseguenza l’Idromele era la bevanda alcolica per eccellenza.
In Irlanda San Findiano, seppur nutrendosi solo di acqua e pane per tutta la settimana, la domenica era solito concedersi salmone accompagnato da Idromele.
Questa bevanda si consumava come medicinale mescolata ad altre spezie, scelte per le loro proprietà curative o come bevendo celebrativa, soprattutto durante i matrimoni.
Una “sala dell’idromele”, presente nel forte di Din Eidyn nei pressi di Edimburgo, viene descritta nel poema Y Gododdin e avrebbe ospitato il poeta Aneirin, un contemporaneo del celebre bardo Taliesin che compose, intorno al 550 a.C., la “canzone dell’ idromele“.
Beowulf, protagonista di uno dei più importanti lavori letterari dell’antica letteratura inglese, beveva idromele e come lui tutti gli eroi danesi e celtici.
In alcune regioni d’Europa era tradizione regalare ad una coppia appena sposata una quantità di idromele sufficiente ad un mese lunare di bevute; da questa tradizione ebbe origine l’espressione “luna di miele“.
La bevanda veniva regalata per favorire il concepimento di un figlio, dato che le si attribuivano doti ricostituenti e il potere di inebriare i sensi e semplificare il corteggiamento.

Una delle primissime ricette dell’idromele fu redatta in forma scritta dal naturalista romano Columella nel 60 d.C.. Nella sua opera De re rustica, Columella scrive:

Prendere acqua piovana rimasta a decantare per diversi anni e mescolare un sextarius (circa mezzo litro) di acqua con una libbra romana di miele. Per un idromele più leggero, mescolare un sextarius d’acqua con nove once di miele. Il miscuglio deve essere esposto al sole per 40 giorni per poi essere lasciato vicino al fuoco. Se non si dispone di acqua piovana, far bollire acqua di sorgente.

Ciò che permise il rapido diffondersi dell’idromele fu indubbiamente la facilità con la quale veniva prodotto e la grande quantità di miele disponibile presso i monasteri nel Medioevo.
Diverse furono le bevande a base di miele sperimentate nel tempo:
Il miele che contiene spezie viene definito metheglin, mentre il miele a cui è stata aggiunta frutta (come fragole o lamponi) viene chiamato melomel e veniva tradizionalmente impiegato per conservare il cibo durante l’inverno. Quello prodotto con l’uso di cereali, infine, viene definito braggot e ha il sapore tipico del frumento o dell’orzo maltato aggiunti durante il processo di fermentazione.

È sorprendentemente affascinante immaginare che un prodotto naturale, così laboriosamente prodotto da migliaia di piccole e instancabili lavoratrici quali sono le api, abbia dato vita all’ evoluzione storica di una bevanda fermentata lungo i secoli, fino ad arrivare a quelle che ancor oggi assaporiamo.

Come si fa l’idromele a casa?
Per ottenerne uno più zuccherino, potete mescolare 2 kg di miele (millefiori va benissimo) con 3 litri di acqua.

Per un idromele da 15°alcolici per volume, scaldare l’acqua a 90° in una pentola capiente.
Aggiungere il miele e tenere la temperatura per 15-20 minuti, sino a ottenere il completo scioglimento.
Lasciare a riposo finché il composto non si raffredda, arrivando a circa 25-30 gradi.
Travasare il liquido nel fermentatore o in una dama in vetro, inoculare il lievito, mescolare energicamente e lasciar fermentare 3-4 settimane a circa 18-24 gradi.
Nel periodo di fermentazione, agitare il composto quotidianamente.
Passato questo periodo, travasare in un bottiglione precedentemente sanificato e lasciar maturare per altri 3-5 mesi. L’ideale è comunque farlo maturare per un anno.

È possibile trovare l’idromele nei negozi specializzati, nelle fiere alimentari oppure si può ordinare su Internet da  produttori di qualità.

Non vi resta che assaggiarlo!
Buon Idromele a tutti, gnomi e non.


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