1/11/21

L'ESERCITO



Un ghiaccio rigido e  muto ricopriva le vie, man mano che lo gnomo si spostava l’aria che lo avvolgeva era densa di brina cristallina, brina insolente e bizzarra che pizzicava, pungeva, pungolava, faceva battere i piedi.

Dalle nuvole cariche di neve, che si piegavano per il peso fino a toccare terra, emergeva la barba intirizzita di Fuach. Lo gnomo però era a suo agio: gnomo della neve, piccolo e minuto come i suoi pari, viveva nel e col freddo, là dove era nato tutto era gelato, anche il rumore. Aveva detto il freddo allo gnomo: “Aspettami, se non son venuto prima, aspettami. Solo se non ci sarò a Natale mai più non m’aspettare…”
L’inverno stava posando i suoi piedi sui prati. Anche il sole lo aveva compreso, dopo un lungo autunno di schermaglie aveva ceduto e accordato la vittoria all’inverno, frutto di un temporaneo armistizio. Si poteva dire che i suoi raggi arrivassero fatti non di luce ma di schegge di ghiaccio.

continua 

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Gli gnomi della neve molto raramente si muovono da soli, sanno che quando la neve si stufa  di star ferma e quando le montagne si scrollano le spalle è bene essere almeno in due. Questi gnomi non muoiono di freddo ma di oscurità, non possono mai lasciare che si freddi il cuore nonostante li si creda creature fuggenti, gelide, silenziose e misteriose.
Fuach chiamò sottovoce: “Neve… neveee…”.                                                        

Ma quel giorno di gelo incantato Fuach non era preoccupato. Stava crescendo il freddo. 

Vi fu un breve turbine di vento, la neve si fece sollevare, faceva giri su se stessa, s’inchinava e poi ricadeva in veli leggeri. Dal bosco si udiva qualche lamento, si udivano gli scoppi dei rami che, tormentati dal troppo peso, si arrendevano e si spezzavano.

Alcuni fiocchi si smarrivano, si rigiravano e confusi dal turbinare tornavano indietro verso il cielo;

incontrando quelli che invece caducano lenti e sicuri, si volgevano del verso giusto e ridiscendevano.

Un esercito di nuvole possenti come  pesanti carri venne ad occupare il cielo. il loro carico erano migliaia di soldai bianchi che marciavano impadronendosi del cielo, era l’esercito nevoso dell’inverno.

“Guarda la neve che oggi ha imbiancato tutto e gli alberi che si lamentano di portare tutto questo suo peso, i torrenti si sono fermati, non parlano, sono rappresi nella morsa del gelo. 

Festeggiamo questo freddo, Burian, poi versa idromele o vino vecchio! Lascia il resto all’inebrio che si muove.” Burian annuì, lo gnomo amava più di tutto l'inverno, perché quando il mondo diventava freddo il  ghiaccio diventava il suo destriero. Non era mai del tutto certo se fosse il freddo a portarsi dietro il destriero, oppure il destriero a cavalcare davanti al freddo. Era il tipo di domanda che  regolarmente poneva al suo compare Barbaghiaccio, piccolo come lui ma insaziabilmente curioso, l’importante era che ci pensasse, la risposta non così necessaria, finché il gelo, la neve e il destriero di ghiaccio arrivavano al tempo stabilito, lui era felice.








È nel momento più freddo dell’anno che il larice, l’abete e il cembro rivelano la loro tenacia…

(continua…)



©genepio

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ENGLISH READING

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A hard, mute ice covered the streets, as the gnome moved the air around him was thick with crystalline frost, insolent and bizarre frost that tingled, stung, prodded, made feet tap.
Out of the snow-laden clouds, which bent with the weight until they touched the ground, emerged Fuach's shrivelled beard.
But the gnome was at ease: a snow gnome, small and tiny like his peers, he lived in and with the cold, where he was born everything was frozen, even the noise.
The cold had said to the gnome: "Wait for me, if I haven't come before, wait for me. Only if I'm not there at Christmas, never wait for me again..."
But on that day of enchanted frost Fuach was not worried. The cold was growing. 
Winter was setting its feet on the meadows. Even the sun had understood this; after a long autumn of skirmishing, it had yielded and granted victory to winter, the result of a temporary armistice. Its rays could be said to have arrived made not of light but of shards of ice.
Snow gnomes very rarely move alone, they know that when the snow is tired of standing still and when the mountains shrug their shoulders, it is good to be at least two. These gnomes do not die of cold, but of darkness, they can never let their hearts get cold, even though they are believed to be fleeting, icy, silent and mysterious creatures.
Fuach called softly: "Snow... snowee..."
There was a brief whirlwind, the snow was lifted up, spun round, bowed and then fell back in light veils. From the forest, a few groans could be heard, the bursts of branches that, tormented by too much weight, gave up and broke.
Some of the flakes got lost, turned around and, confused by the whirlwind, went back to the sky;
When they met those that fell slowly and surely, they turned the right way and descended again.
An army of clouds as mighty as heavy chariots came to occupy the sky. Their cargo were thousands of white soldiers marching and taking possession of the sky, it was the snowy army of winter.
"Look at the snow that has whitened everything today and the trees that complain of carrying all this weight, the streams have stopped, they don't speak, they are congealed in the grip of the frost. 
Let us celebrate this cold, Burian, then pour mead or old wine! Leave the rest to the moving intoxication." 
Burian nodded, the gnome loved winter more than anything, for when the world turned cold the ice became his steed. He was never quite sure if it was the cold that carried the steed, or the steed that rode in front of the cold. It was the kind of question he regularly asked his companion Ice Beard, small like himself but insatiably curious, the important thing was that he thought about it, the answer not so necessary, as long as the frost, the snow and the ice steed arrived at the appointed time, he was happy.
It is at the coldest time of the year that the larch, spruce and stone pine reveal their tenacity... 

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